UNA STAGIONE TEATRALE di SoleLuna, 2003

La mia esperienza.
Ho chiesto di scrivere poche righe sulle sensazioni vissute con il teatro psichico, da leggere al simposio. Hanno scritto di più e non ho saputo cosa togliere.
Mi hanno detto che non è giusto che non dica le mie, e sono stata più prolissa di loro. Rileggendo gli scritti trovo che sia una valida relazione per l’argomento del simposio, dove avviene la prima presentazione pubblica di questo teatro.

Questo teatro è nato da una ispirazione, compreso il nome: SoleLuna nel senso che il Sole illumina e alimenta (con la sua brillantezza creativa) la Luna (la parte più animistica). Il logo l’ho disegnato molti anni fa psichicamente, cercando un mio “marchio”. Non ho mai saputo come tilizzarlo….prima d’ora.

Sin da quando ho iniziato a formare terapisti mi sono amareggiata di non poter offrire loro la possibilità di vivere le meravigliose esperienze che ho vissuto io, quando studiavo alla scuola di Antonia e Baba Bedi.

Esperienze che non si possono spiegare. Nel tentativo di stimolare a praticare ogni tanto raccontavo la mia grande fortuna di avere fatto un gruppo di espressione di danza psichica con Monica Gallarate, ma non si possono descrivere quelle meravigliose sensazioni.

Raccontavo anche aneddoti della mia esperienza di espressione di teatro psichico con Paolo Raimondi e andavo col ricordo a quando, tra compagni di studio, ci organizzavamo in casa di una o dell’altro per praticare i cicli delle espressioni artistiche. La sottile gioia che pervade sempre questi miei ricordi, fatti anche di peregrinaggi da una palestra all’altra, mi ha sempre lasciata un po’ perplessa nel vedere che chi ora apprende da me non si organizza allo stesso modo.

Forse io  non trasmetto bene? Ho organizzato seminari perché potessero fare un po’ di pratica. Ma due o tre seminari non sono nulla in confronto ad incontri metodici, cadenzati e soprattutto fatti tra “apprendisti”.

Pazienza ognuno ha il suo percorso.
Pare però che il percorso di due persone specifiche sia irriducibilmente tra le mie rive. Non praticano come terapiste, non organizzano gruppi d’espressione, ma continuano a studiare e studiarsi.

Mentre riflettevo, una volta in più, su questo è arrivata l’ispirazione : proponi un gruppo di teatro. Bella idea, se il teatro è catarsi, esorcizzazione, sarà una stupenda occasione di evacuazione profonda per le due irriducibili, voglio solo vedere due cose: se io sono in grado di tenere un gruppo di teatro quanto resisteranno i miei teatranti.

Mi sono iscritta ad una scuola di teatro comico che, guarda caso, hanno aperto a un isolato da casa mia proprio la settimana successiva a questa ispirazione.
Dopo due lezioni mi sono resa conto che potevo affrontare il gruppo di teatro come conduttrice.

Con l’aiuto di Bedi ho steso la trama, dovevamo vedere la paura di incontrare ciò che si cerca tanto: la felicità.
I personaggi dovevano essere o molto superficiali o tormentati e dare un percorso di consapevolezza MA non dovevo dare alcuna indicazione.

Al primo incontro dico che ognuno deve trovarsi il suo personaggio, liberamente, si inventino ciò che più piace. Nasce la bella principessa addormentata nel bosco, l’orco, la gioia, il pagliaccio, la serenità.

Le due irriducibili: Irma e Franca, scelgono immediatamente, inconsapevolmente, i personaggi della loro evacuazione.
Osservarle è scuola per me. Chiedo di definire l’ambientazione: bosco, letto coperto di rose, un giardino rigoglioso, bianco, oro, uccellini, appuntamenti mancati.
Chiedo di preparare i monologhi, in modo che si possano definire le caratterialità dei personaggi.
Chiedo di precisare e confermare il personaggio: Irma è la bella addormenta e Franca l’orco. Benissimo inizia la loro terapia. Loro sono convinte di iniziare a costruire il teatro.

Già qualcuno si era defilato, di fronte a questa metodica ortodossamente Bediana: lasciare fluire liberamente, senza giudizio o pregiudizio. Non sono in pochi a spaventarsi.
Le due no, Irma fa fatica ad entrare nel personaggio, Franca ha tutto chiaro, si aiutano vicendevolmente per non mollare.

Comunico loro il titolo: Paura, paura della felicità, e spiego che saranno tre quadri: 1° monologo della bella addormenta
2° monologo dell’orco 3° incontro tra i due poi vedremo come concludere l’incontro con un quarto quadro, così il ciclo è completato.
Il mio “lavoro” è quello di riprenderle quando sono “mentali” e di correggere l’espressività, aggiungo allo psichico anche le “intenzioni teatrali”, un base minima ma indispensabile di “tecnica teatrale” (da dove mi è venuta lo sa solo la mia sensibilità! O forse il mio talento per il teatro).

Sono riamaste solo loro due ma non mollano. Si lavora e si lavora sul monologo. La mia pretesa, nei loro confronti, di cucire insieme recitazione ed espressione psichica le ha fatte dannare: era l’unico modo per portarle ad “entrare e uscire” dallo psichico, senza dovere ripetere tutto l’iter di rilassamento e interiorizzazione.

Farle ripetere due o tre volte solo un pezzetto di storia, quella dove erano state “mentali” era davvero un’impresa ma proprio qui stava l’esercizio coatto di “entra ed esci”.
Ci si sono dannate ma ce l’hanno fatta!
Franca si dà assente varie volte ma Irma non cede e viene sola così perfeziona il suo personaggio che ha perso il letto magnifico, i petali di rose e tutto il bel giardino, ma non vuole mollare il titolo di principessa. Intanto si perde Franca, non è più così sicura nel personaggio dell’orco.

Sono più che sorpresa di fronte a tanta tenacia, siamo tutte stanche ma non sfiduciate.
Inizio a domandare loro se riscontrano qualche affinità con alcuni aspetti del loro vissuto, si, no, forse, ridiamo. In un incontro entro tra loro con l’annunciato terzo personaggio: il guerriero.

In realtà lascio muovere la sensibilità psichica, sono stanca di osservare le loro evacuazioni ed ho voglia di “muovermi” un po’.
Si fermano, sono sorprese, qualcosa è cambiato in loro, vanno un po’ in crisi col loro personaggio. Sono più che mai consapevole che sto chiedendo molto alla loro poca esperienza e glielo ricordo sovente. Riconosco quasi totalmente le affinità col loro vissuto.
Continuiamo stancamente, sento che non ce la fanno più, e neppure io tanto che una volta mi dimentico dell’incontro: mentre loro mi aspettavano in palestra io ero tranquilla in vasca da bagno.

Siamo alla fine, non si può tirare oltre.

La bella principessa non è più addormentata e neppure principessa, è diventata semplicemente una bella un po’ stupida e decisamente superficiale….ma resta sempre “bella”.
In un incontro dico di osservare il loro personaggio, dopo il rilassamento, come se fossero sedute in platea. Quando riaprono gli occhi SONO ARRIVATE!
Hanno finalmente vissuto l’esperienza meravigliosa che tanto desideravo per loro.
Bene la terapia è finita ora iniziamo il teatro.

Sorpresa, confessione di intuizioni qua e là e un bel respiro di sollievo.

Si perfezionano i personaggi ed i quadri si riducono a due. Quando arrivano a uno si presenta l’occasione di rappresentare il loro lavoro nel simposio di Filosofia Acquariana (arte psichica) : entusiasmo e timore ma, ancora, grande impegno.
In tutti questi mesi mi sono sempre chiesta perché non partecipavo anch’io, a volte mi mettevo dentro ma era più per mio desiderio di fare qualcosa in quel momento che ruolo di personaggio.

Poi un giorno ho capito, il mio personaggio in questo teatro è: la regista.
Ringrazio Irma e Franca per la loro, davvero ammirabile, tenacia e ringrazio la Scuola Bediana per avermi dato i mezzi per fare tutto ciò.
Chiudo anch’io con una poesia scritta quando ero apprendista, di Baba e Atonia, e già potevo godere dei frutti dei loro insegnamenti, scritta nel dicembre del 1983, per me, festeggia degnamente il primo ventennio del mio vivere la filosofia Bediana ed il primo decennio del trapasso di Baba Bedi.
Senza titolo
Prima delle tue labbra
la tua anima
mi chiese la via.
L a mia mente è troppo povera
per formulare un degno ringraziamento
al Maestro che mi ha donato la gioia di osservare
il tuo primo volo.
Ti ho visto
dopo fatiche e scoramenti
posarti sul ramo più esterno.
Oggi il tuo volo si è affrancato
Oggi sono felice
Il mio cuore è colmo di gratitudine
per chi mi ha dato la possibilità
di godere la gioia
di ricordarti quel che già sapevi.
(Franca Alleva)