Benessere, ben-essere e la “cianfrusaglia”.
Noto un pò di confusione sullo stato di benessere.
Il benessere è ovviamente il ben essere ovvero Essere oltre che esistere.
Cosa vuol dire?
Vuol dire che l’esistere è legato alla sopravvivenza mentre l’essere riguarda la persona:identità e personalità.
Per l’identità bastano i dati sulla Carta di identità, per la personalità occore conoscere chi sono veramente io, ovvero: la mia originalità sovente sotto “croste” di condizionamenti, preconcetti, complessi, false convinzioni e aspettative che altri hanno su di me. Alcune di queste cose sono definite come “cianfrusaglia” da un noto sociobiologo francese: Laborit.
Bedi ci aiuta a districarci illustrandoci, nelle Tecniche Vibrazionali, l’anatomia, la fisionomia e lo spettro dell’identità e della personalità mettendola poi in rapporto con Io, Tu, Gli altri in un percorso di benessere, e ben -essere nelle relazioni.
Per ri-trovarmi sotto la “cianfrusaglia”, o croste come dico io,  ci vuole la volontà di essere, così da poter vivere la mia vita e dare un giusto senso alla mia esistenza.
Il primo passo è il benessere fisico, poichè se il corpo è scarso di energia non può esserci benessere fisico e quindi lucidità mentale e vigore, occorre quindi capire dove il fisico necessita di energia e questo ce lo comunica lui stesso, se lo ascoltiamo.
E qui inizia la base anche per il benessere psichico, come?
Iniziando ad ascoltare il mio corpo, nel senso che se mi manda il desiderio di mangiare una cosa vuol dire che necessita di quel tipo di energia. Solo dando al corpo ciò che mi chiede potrò avere un equilibrio nutrizionale e non solo.
Mens sana in corpore sano
La mente, come affermato dagli studiosi deputati, è un integratore di immagini, dunque l’integrazione è “sana” se il corpo è sano, ovvero con gli organi in equlibrio energetico per inviare correttamente gli impatti alla mente così da integrarli in una immagine senza carenze.
In parole povere: se ho disturbi agli occhi l’impatto visivo potrà non essere chiaro, se ho disturbi alle mani sarà l’impatto termico a subirne le conseguenze e così via per tutti i nostri organi interni ed esterni.
Con il fisico in equilibrio ottengo la giusta “forza” per una mente sana e per comprendere come iniziare ad essere veramente me stessa, ciò può necessitare inizialmente di una “guida” che mi condurrà alla totale autonomia.
Per essere me stessa non posso dipendere da qualcosa o, peggio ancora da qualcuno.
Tutto ciò che esiste è in interdipendenza, ben altra cosa è la dipendenza.
Qualunque cosa incontriamo nel nostro cammino è uno strumento da utilizzare per il nostro benessere, prima di tutto interiore e l’interiorità non vuole essere in totale dipendenza da qualcosa per lunghi periodi ma aspira all’interdipendenza come elemento stesso della natura.
Cosa vuol dire in pratica, questa interdipendenza?
Se osserviamo la natura di cui formiamo parte vedremo come tutto è in interrelazione, interdipendenza, come tutto ciò che esiste viene preso, trasformato, elaborato, metabolizzato  e reso utile.
Anche ciò che mettiamo dentro il nostro fisico lo elaboriamo, metabolizziamo e restituiamo sia in forma liquida che solida, se trattengo liquidi avrò disturbi fisici, così per i solidi e così anche per altro non propriamente tangibile come ad esempio la rabbia, tanto per dirne una che conosciamo tutti.
Non trattenere la rabbia non vuol dire strangolare chi ci fa arrabbiare ma conoscere canali di sfogo che ci portano anche a comprendere perché ci arrabbiamo e questa è sempre una gran bella scoperta.
Comprendendo più profondamente la realzione di interdipendenza e l’importanza di metabolizzare non solo il cibo, possiamo comprendere come migliorare noi stessi a tutti i lilvelli e anche le nostre relazioni,
Raggiungere il ben – essere e quindi vivere le nostre potenzialità, i nostri talenti, senza divenire dipendenti e crearci false aspettative è più facile di quanto si pensa.
Il benessere e ben- essere è l’espressione di me stessa, la piena fioritura della mia personalità, ovvero ciò che facilmente rimane sopito sotto la “cianfrusaglia” di cui parla il sociobiologo Henry Laborit  nel film “Mon oncle d’Amerique”,
un film che pur essendo del 1979 resta sempre attuale nel tratteggiare tipologie e modalità reattive e psicosomatizzazioni.