LA FISIONOMIA DELLA PAURA
stralcio da  una lezione di Tecniche Vibrazionali di Baba Bedi:
“Diamo uno sguardo all’origine e alla manifestazione della malattia che ha afflitto il genere umano globalmente, fin dalla nascita di Adamo.
E’ quindi una malattia che ha avuto inizio persino prima del sorgere di qualsiasi modello culturale.
Questa malattia globale la conosciamo come paura.

Quindi questa paura era legata al sentire incapacità, da parte dell’uomo primitivo. 
Non era mai legata al senso di debolezza personale.
Era la dinamica della continuità, funzionante attraverso l’istinto, a puntare il dito verso il pericolo del domani.

Si sono quindi aggiunti i valori sociali e i comandamenti per viverli.
E’ stato a questo punto dell’evoluzione sociale che la spada della paura, che era in rapporto con il fattore esterno e naturale, è stata puntata verso l’incapacità del sè.
Concretamente parlando:
per la prima volta di fronte all’occhio umano sono apparsi i fuochi ardenti dell’inferno con totale enfasi qualora non si fosse riusciti a vivere questi valori, e così é diventato ”la mia incapacità mi condurrà all’inferno.

Per ciò i fattori della natura, su cui non si ha controllo, e la mia incapacità a vivere i valori sociali sono stati associati ai tormenti dell’inferno. 
Dobbiamo ringraziare ogni religione per essere la protagonista della paura dell’incapacità di ognuno.

I tremori della paura non hanno solo prodotto un impatto negativo sui reni ma, con altrettanta forza, sul sistema sessuale.
La manifestazione dell’impotenza, negli uomini, e della frigidità, nelle donne, è diventata un fenomeno comune dopo ogni guerra. Per esempio in Germania dopo la prima guerra mondiale, e ancor di più dopo la seconda, un nuovo termine è entrato nell’uso comune per descrivere una donna frigida: “esien frau”, dama di ferro, in cui nessun approccio sessuale riusciva ad evocare passione.
Con l’avanzare della marea della cultura e del consumismo, emergendo la corsa competitiva all’ acquisizione, è sparita completamente la differenziazione tra i fattori oltre il mio controllo e insuccesso causato dalle mie incapacità e la parola paura è diventato un termine di uso comune. 
Parole come:
diffidenza, insicurezza legata alle circostanze, dubbio sulla mia resistenza, pur essendo termini ben applicabili sono scomparsi e un solo termine é rimasto, diventando globale: – paura -.

A questo punto dobbiamo riconoscere che la paura ha due facce:
una appartiene l’ovvio e riconoscibile, per esempio vedi uno che ti punta la pistola e metti le mani in alto per paura. Questo sentire paura è valido perché è di fronte ad una realtà concreta e riconoscibile.
L’altra faccia è legata col pensiero, come sua origine.
Qual’è la dinamica che proietta la paura attraverso il meccanismo del pensiero? 
Questa dinamica la riconosciamo come forza negativa.
E’ nel capire in profondità il modo in cui la paura opera, che possiamo affrontare la paura come malattia brutale.

A questo punto mi ricordo una vecchia storia indiana:
“Oh Signore fin’ora ti ho sempre adorato come sorgente di giustizia ma ora non più. Così l’Onnipotente chiese “caro uomo cosa è successo?” e l’uomo disse “nella mia vita attuale non sono conscio di fare tanto di male, eppure sono tormentato dalla sofferenza. Del male fatto nella vita passata non sono consapevole. La mia vita passata è per me come padre nella vita presente. Oh Signore Onnipotente dov’è giustizia nel punire il figlio per le colpe del padre?”. A questa lamentela l’Onnipotente rispose: “caro uomo per me non esiste una nascita come padre e un’altra come figlio, per me la vita è una continuità ed è eterna, però la tua lamentela è giusta, non sei consapevole del male fatto nella vita passata ma, caro e onesto uomo, sappi che anche se la forza negativa è creazione dell’uomo tuttavia è sotto il mio comando. Alla forza negativa è comandato, come obbligo, di dare un segnale prima di colpire, come la zanzara che si avvicina all’orecchio e avverte col rumore del ronzio prima di mordere. Questo segnale, che la forza negativa emana, prende la forma di paura. Ora brav’uomo esamina con giudizio, ogni volta che hai paura, se questa è reale o è una freccia della forza negativa, riconoscila bene e vivi gioiosamente!”.

La paura come agente di forza negativa ha altri quattro potentissimi alleati che bloccano la via della realizzazione.

Nel considerare la paura e i suoi quattro alleati mi piace definire la forza negativa come una stella nera a cinque punte, cinque raggi scuri….
…Vediamo che l’oscurità di tutti e cinque i punti è totalmente legata ai vari processi di pensiero che agiscono come strumenti per bloccare la strada della realizzazione.

Infine la paura è la cosa più semplice da eliminare!
Il momento in cui si sente qualsiasi tipo di paura il terapista deve rendere la persona conscia del semplice metodo:
esaminare, usando buon senso e intelligenza, quanto la paura è reale e giustificata dalle circostanze di fronte a sè, se no riconoscere che la paura è solo una freccia scura lanciata dalla forza negativa per bloccare la realizzazione dei propri obbiettivi positivi.”

Dunque é solo nel mondo del pensiero che dobbiamo intraprendere il viaggio di scoperta rinnovando il nostro modo di vedere.

Vediamo prima di tutto come riconoscere l’impatto della paura.
Si dice: “sono rimasto paralizzato dalla paura”, “me la sono fatta addosso dalla paura.
Con questa seconda frase comprendiamo il perché la paura mette l’impatto sui reni e capiamo anche che, impatto su impatto, dopo anni i reni possono ammalarsi.

Personalmente ricordo ancora con spavento tutti i maldestri tentativi di mia nonna per farmi smettere di fare la pipì a letto.
Mi ha minacciato di tutto e così i miei reni non smettevano di tremare e di farmela fare sotto.
Cosa c’entra il mondo del pensiero con questo?
Di fronte ad una minaccia verbale iniziamo a creare delle immagini che ci spaventano.
Queste immagini nascono perché iniziamo a pensare quanto staremo male se le minacce si attuano.
Ma dove prendiamo le immagini? dalla nostra memoria, dalla fantasia.
MA un bambino piccolo dove attinge fantasia e immaginazione?
Dalla sua propria memoria evolutiva, da ciò che percepisce vibrazionalmente.
Molte volte i bambini “scoppiano” a piangere,  “eppure siamo  stati  attenti a nn farci vedere tristi, o arrabbiati”, dicono i genitori.
E’  proprio questa attenzione che provoca il loro pianto, il loro spavento.
Un bimbo non é in grado di capire ma solo di percepire e la sua percezione é totale, ci “sente” come neppure noi osiamo ammettere di essere, momento per momento.
Quindi se un bambino percepisce la nostra tristezza e ci vede sorridere allora ha due cose che non combaciano, percepisce una cosa e ne vede un’altra, questo crea grande confusione, così si spaventa e piange.
Dobbiamo essere autentici, se siamo tristi – siamo tristi -, così il piccolo vedrà ciò che percepisce e sarà tranquillo, anzi se lo guardiamo dichiarando  semplicemente “oggi sono triste”, molto facilmente ci farà un sorriso e anche una carezza.
Anche qui, ovviamente, la paura si manifesta di fronte a qualcosa che non riesco a capire e, dati i miei pochi mesi, o anni, di vita, non sono in grado, in nessun modo, di elaborarla.
Ma se gli anni di vita sono abbastanza per il processo del pensiero allora possiamo già da qui vedere come é semplice uscire dalla paura.
Anziché stare a pensare cosa mi accadrà di brutto posso occupare il mio pensiero per riflettere su come evitare che le minacce si attuino, oppure se sono attuabili, se chi le fa ha veramente intenzione di attuarle o vuole solo spaventarmi.
Soprattutto é utile pensare alla causa di queste minacce e alle mie capacità di affrontarle e risolvere la relazione in modo più equilibrato. Questo è  un esempio di come vedere con nuovi occhi, che tanto nuovi non sono perché, in realtà, la prontezza di pensare subito alla possibile soluzione l’abbiamo tutti, solo siamo molto distratti e così cadiamo facilmente in queste trappole.
Restiamo lì avvolti nelle vibrazioni delle minacce, con il pensiero avviluppato in queste vibrazioni creiamo immagini di paura anziché spostare il pensiero sul processo di comprensione.
Si dice anche che nasciamo con la paura, nel senso che é un elemento che fa parte di noi.
Non credo. Dipende.
Questa diceria mi lancia in un caos di pensieri, di possibilità che però sono originarie.
In origine sicuramente l’essere umano nasce senza paura. E questo appare ovvio dato che la paura é una emozione scaturita come reazione a qualcosa.
Ma dato che l’essere umano ha migliaia di anni, é altrettanto ovvio che di cose a cui reagire con paura ne ha avute parecchie, dunque questo tipo di reazione é nel nostro bagaglio genetico.
Geneticamente ereditiamo anche il modo di reagire.
Inoltre la paura diventa un elemento umano perché stiamo nove mesi nel corpo di una donna e ne assorbiamo tutte le emozioni.
Se nella vita di tutti i giorni é normale provare spaventi e paure, in gravidanza lo é ancora di più.
Da qui l’utilità di raccontare ai nostri figli come abbiamo vissuto la loro gestazione, mano a mano che riconosciamo nelle loro paure i nostri spaventi e le nostre ansie.
Di fronte a un bambino che ha paura del buio é utile, prima di tutto, accogliere totalmente la sua paura.

LA PAURA DEL BUIO, seconda parte (prossimamente)