… L’esposizione Bediana della Coscienza si muove dal definire la mente come  l’usurpatrice del ruolo che spetta alla coscienza.
… Esponiamo il complesso processo del percepire e del percetto presentato da Bedi, in termini così semplificati:
la mente riceve gli impatti dai cinque sensi,
li integra in un’unica immagine che invia alla memoria perché la riconosca,
quando la memoria riconosce l’immagine la invia all’intelletto affinché la giudichi.
In questa articolazione ci appare evidente che il riconoscimento da parte dell’intelletto è pregiudicato dalla memoria poiché in base all’esperienza soggettiva, nel percepire l’oggetto, la memoria riconoscerà il percetto e quindi il precedente giudizio dell’intelletto ed è su questa memoria ed è su questa memoria che le esperienze successive, legate all’immagine in questione, influiranno sul giudizio dell’intelletto.
Prendiamo l’esempio della mela, portato da Arnheim nel suo trattato Arte e percezione visiva : ” La maniera più accurata con cui uno scienziato può accostarsi a una mela consiste nel darne le misure della configurazione, del peso, della collocazione, del gusto. La maniera in cui un percetto può accostarsi allo stimolo -mela- consiste nel rappresentarlo attraverso uno schema specifico tratto da qualità sensorie generali quali la rotondità, pesantezza, gusto, colore, eccetera. Se ciò che abbiamo testè affermato è corretto saremo costretti a dire che il percepire consiste nella formazione di <concetti percettivi> (…) Ecco dunque come il più recente pensiero psicologico ci incoraggia a chiamare <visione>un’attività creativa della mente umana”.

Siamo d’accordo con questa affermazione poiché il termine concetto viene definito come una rappresentazione mentale.
Il riconoscimento della mente come integratore d’impatti in un’unica immagine presentato da Bedi, ci appare credibile e, tale integrazione, si può definire anche come attività creativa.

Ma, come già indicato da Cartesio nella regola XII del volume 1:”…bisogna far uso di tutti gli aiuti dell’intelletto, della memoria, dei sensi, dell’immaginazione sia per intuire le proposizioni semplici sia per confrontare rettamente le cose ricercate con quelle conosciute, onde giungere alla loro conoscenza, sia per trovare quelle che debbono essere riunite tra loro in modo che non venga omessa nessuna parte dell’attività di cui è capace l’uomo” riferendosi alle quattro facoltà umane da lui esposte come intelletto, immaginazione, sensi e memoria.

Sin qui siamo ovviamente d’accordo ma nel percetto, il già percepito, individuiamo l’importanza determinante dei condizionamenti ed esponiamo più dettagliatamente l’articolazione della trasmissione dai sensi all’intelletto quando osserviamo, attraverso i cinque sensi, l’oggetto merla preso in esempio:
gli occhi inviano alla mente la forma e il colore
il tatto invia alla mente la massa e la temperatura
l’olfatto ne invia l’odore
il gusto ne invia il sapore
la mente integra questi diversi impatti in un’unica immagine che stimola il riconoscimento da parte della memoria (nel caso del percetto) la quale la riconosce come mela
La memoria quindi invia l’immagine mela all’intelletto perché la giudichi buona o non buona, mangiarla o non mangiarla
ed è qui che emerge il condizionamento del percetto…
(straclio da Il linguaggio della Coscienza ed. Psiche2 TO 2005, pagg. 4e, 48 …)