Nella prima parte abbiamo visto, tra altre cose, le due facce della paura:
una concreta come ad esempio se ti puntano una pistola e l’altra legata al pensiero e quest’utima origina dalla Forza negativa, che Bedi immaginava con una stella nera a cinque punte dove vediamo le paure originate da condizionamenti, complessi, diffidenza e resistenza.
Prima di tutto vediamo, in breve, come opera la Forza negativa.
La funzione di questa forza è ostacolare la nostra evoluzione, è il suo compito e lo svolge al meglio.
Quando stiamo per fre un passo evolutivo, in qualsiasi campo ecco che questa forza entra in azione per fermarci ed così iniziamo ad avere dubbi e timori e molte volte lasciamo perdere.
Bedi diceva che la paura è come un cane che ringhia per spaventarci MA è legato alla catena, allora noi possiamo passare calcolando la distanza di quella catena per non farci aggredire.

Ora trasliamo nel concreto quotidiano e riflettiamo su aspetti che ci procurano paure, o addirittura attacchi di panico.
Dobbiamo sempre, e sempre, teere presente che ogni cosa ha una origine, un episodio che l’ha creata. Molti disagi, e complessi si risolvono rintracciando la situazione originaria, è ciò che espongo nel mio libro: Spezzare catene.
Ora vediamo la paura del buio.
In realtà non è del buio che abbiamo paura, basta pensare se facciamo buio assoluto per dormire.
Ciò di cui abbiamo veramente paura è di quello che vi si può nascondere e riusciamo ad immaginare solo qualcosa di aggressivo. Come mai?
Perchè nel buio si può nascondere solo qualcosa di male?
Perchè no qualcosa di bello?
E poi perchè deve aggredire proprio me?
E ancora, perchè penso di non sapermi difendere, proteggere?
L’origne della paura del buio nella maggioranza dei casi, forse tutti, nasce nella nostra infanzia quando gli adulti, pensando di fare bene, ci parlano del buio in termii di minaccia, inconsapevoli, spero, che invece ci stanno condizionando alla paura, e quindi rfiuto, del diverso, dello sconosciuto.
Un bimbo, per sua natura, è curioso di conoscere, di esplorare e l’adulto ha il preciso compito di guidarlo in questo, accompagnandolo e rassicurandolo, lasciandolo anche sperimentare piccole conseguenze negative, ovvero non colpevolizzare l’errore ma sempre invitando a riflettere con una semplice domanda: “cosa hai imparato da questo errore?”
Perchè se si dice che sbagliando si impara come mai colpevolizziamo gli errori e addirittura arriviamo a trasformarli in condanne dicendo – sbegli sempre – non ne fai una giusta – non sei capace – .
Tutte queste affermazioni incatenno una personalità anzichè alimentarne il pieno sviluppo. Inoltre queste frasi non fanno trarre esperienza, e quindi insegnamento dall’errore. Ora si capisce perchè domandare cosa hai imparato da questo errore è vermente utile?
E si capisce come nasce il complesso di incapacità, e di conseguenza la disistima?
Il complesso è credersi ciò che non si è, sia esso di inferiorità che di superiorità, quest’ultimo per altro, in essenza, è solo una difesa.
Da tutto ciò si puo capire cosa c’è nella paura del buio?
Dello sconosciuto?
La paura di quel che si può celare nell’oscuro?
Diversi casi di attacchi di panico sono stati risolti più facilmente di quel che credevano.
Occorre utilizzare la capacità di ragionamento e valutare se il pericolo è reale oppure no, ovvero come si diceva prima se ho una reale concreta minaccia alla mia persona oppure solo pensieri.
Se sono solo pensieri allora è la forza negativa che mi sta ostacolando facendo leva sui miei complessi e condizionamenti.
Bedi aveva anche un’altra allegoria per la forza negativa: “immagina che scaglia le sue frecce nere verso di te, ma se tu le vedi puoi scansarti ed evitarle”.
Nel prossimo articolo vedremo altri aspetti della paura legati ai sentimenti, all’amore, alla rinuncia.