Si parla di allergie, intolleranze e si danno indicazioni di evitare i cibi “colpevoli”, così il problema è risolto. In realtà il “problema” è solo saltato.
La comprensione delle cause remote di allergie e intolleranze sono molto semplici da scoprire. Così semplici che non gli si presta attenzione o addirittura non vi si ripone credito, eppure posso affermare, per esperienza personale che sono risolutive.
Osservare sempre cosa rappresenta l’oggetto in sè e poi traslarlo nella vita.
Come si fà a considerare l’oggetto in sè stesso? rilevandone la qualità.
Esempio la lana che qualià ha? Calore; il burro che qualità ha? Morbidezza; lo zucchero? Dolcezza; la frutta è sempre e comunque alimento anche se vi sono sfumature riguardanti il colore.
Ugualmente per disturbi che si ripetono come può essere la facilità con cui si prende un raffreddore,
il naso rappresenta la direzione nella vita quindi se non ne prendiamo una ovvio che sarà il naso a ricordarcelo; l’allergia al polline è un’allergia dalla quale ci si può liberare molto facilmente.
Come?
Cosa è il polline? Pensateci, arriva a primavera, cosa è la primavera?
Cosa succede alla natura in questa stagione? Cosa fa il polline? A che serve?
e io? Il mio ciclo vitale è come la primavera? Sto stagnando?
Non sono allergica al polline ma a ciò che rappresenta.
Provare, verificare, non costa e non ha controindicazioni.
Prendendo ad esempio l’allergia primaverile, che in molti soffrono, riporto un caso particolare, nel senso non di averlo condotto come da protocollo ma semplicemente scambiando alcune parole sul pianerottolo di casa.
Vedevo il ragazzo delle pulizie sempre con il fazzoletto in mano , sia per il naso che per gli occhi che facilmente lacrimavano, così un giorno gli ho chiesto cosa stava facendo per quel disturbo e la risposta è stata che così era da sempre in quella stagione e che non poteva farci nulla, perchè oltre al polline soffriva anche per la polvere, anzi più per la polvere  che con il suo lavoro era inevitabile. Gli ho chiesto di definirmi con parole sue la polvere e i pollini primaverili.
Non riuscendo a trovare termini che si limitassero a funzione e qualità, le uniche due cose da prendere in considerazione per la simbologia oggettiva, l’ho lentamente guidato a scoprirle: la polvere per quanto la si tolga torna sempre, è ovunque sempre e comunque, per questo rappresenta la libertà.
Dopo un mese mi ha manifestato la sua meraviglia nell’aver preso consapevolezza di molte cose, che sapeva ma sulle quali non aveva mai riflettuto in questo modo e sopratutto non aveva più bisogno di fazzoletti, e questa era la sua meraviglia più grande.

Questo è solo un banalissimo esempio per significare come le soluzioni sono sempre molto semplici, se se ne conosce la radice. Ugualmente per ogni tipo di allergia.
Nel linguaggio comune, che è testimonianza di antica conoscenza, siamo soliti dire che siamo “allergici” a quella persona o a quella situazione, per dire che non ci sta bene, che preferiamo evitarla o anticipare che dovendola subire la soffriremo.

La simbologia oggettiva ci aiuta a capire molte cose di noi e delle nostre intolleranze “misteriose”.
Se,  ad esempio, pensiamo al limone lo riconosciamo come qualcosa di aspro, allora se nel mio vissuto ho avuto situazioni aspre è ovvio che non ne sopporto altre e neppure tutto ciò che mi ricorda l’aspro.
Se nel mio vissuto mi è sempre stata negata dolcezza, per sopravvivere devo convincermi che non ne ho bisogno e quindi il dolce non posso tollerarlo.
Detto così sembra davvero incredibile ma provate a pensare a cosa non tollerate del cibo, ciò che ci -alimenta-,  scopritene la funzione e la qualità e poi riportatelo al vostro vissuto, e osservate cosa succede in voi.
A volte anche una semplice difficoltà a digerire un cibo che pur ci piace può avere radice in una circostanza della propria madre, sono casi che ho visto risolvere nel corso degli anni.
Le origini di intolleranze sono  nell’atteggiamento che si ha nei confronti della vita in conseguenza ad esperienze soggettive che possono risiedere anche nel codice genetico. A questo codice non si da,  a mio parere, la giusta importanza. Nel senso che solitamente si dice  che è ereditario, come qualcosa di ineluttabile e dunque non si può porvi rimedio, considerando tale ereditarietà come una condanna.
In realtà tutto ciò che è ereditario è qualcosa in divenire, da sviluppare. Nel libro del divulgatore scientifico Matt Ridlley, intitolato Genoma, è ben spiegato questo processo.
Lo sviluppo può può prendere inizio solo attraverso la comprensione delle cause profonde, gli  impatti che riceviamo  nei nove mesi di formazione nel grembo materno, attraverso il quale arrivano imput esterni: dall’ambiente;  interni: i pensieri e stati d’animo della puerpera-matrice, oltre ovviamente al codice genetico di cui ogni feto, persona in divenire, è portatore e sviluppatore.