FRANCA ALLEVA

Ho chiesto di scrivere poche righe sulle sensazioni vissute con il teatro psichico, da leggere al simposio. Hanno scritto di più e non ho saputo cosa togliere.

Mi hanno detto che non è giusto che non dica le mie, e sono stata più prolissa di loro.
Rileggendo gli scritti trovo che sia una valida relazione per l’argomento del simposio, dove avviene la prima presentazione pubblica di questo teatro.

Questo teatro è nato da una ispirazione, compreso il nome: il Sole illumina e alimenta (con la sua brillantezza creativa) la Luna (la parte più animistica). Il logo l’ho disegnato molti anni fa psichicamente, cercando un mio “marchio”. Non ho mai saputo come tilizzarlo….prima d’ora.
Sin da quando ho iniziato a formare terapisti mi sono amareggiata di non poter offrire loro la possibilità di vivere le meravigliose esperienze che ho vissuto io, quando studiavo alla scuola di Antonia e Baba Bedi.

Esperienze che non si possono spiegare. Nel tentativo di stimolare a praticare ogni tanto raccontavo la mia grande fortuna di avere fatto un gruppo di espressione di danza psichica con Monica Gallarate, ma non si possono descrivere quelle meravigliose sensazioni. Raccontavo anche aneddoti della mia esperienza di espressione di teatro psichico con Paolo Raimondi e andavo col ricordo a quando, tra compagni di studio, ci organizzavamo in casa di una o dell’altro per praticare i cicli delle espressioni artistiche. La sottile gioia che pervade sempre questi miei ricordi, fatti anche di peregrinaggi da una palestra all’altra, mi ha sempre lasciata un po’ perplessa nel vedere che chi ora apprende da me non si organizza allo stesso modo. Forse io che non trasmetto bene? Ho organizzato seminari perché potessero fare un po’ di pratica. Ma due o tre seminari non sono nulla in confronto ad incontri metodici, cadenzati e soprattutto fatti tra “apprendisti”. Pazienza ognuno ha il suo percorso.

Pare però che il percorso di due persone specifiche sia irriducibilmente tra le mie rive. Non praticano come terapiste, non organizzano gruppi d’espressione, ma continuano a studiare e studiarsi.
Mentre riflettevo, una volta in più, su questo è arrivata l’ispirazione : proponi un gruppo di teatro.
Bella idea, se il teatro è catarsi, esorcizzazione, sarà una stupenda occasione di evacuazione profonda per le due irriducibili, voglio solo vedere due cose:
se io sono in grado di tenere un gruppo di teatro
quanto resisteranno i miei teatranti.
Mii sono iscritta ad una scuola di teatro comico che, guarda caso, hanno aperto a un isolato da casa mia proprio la settimana successiva a questa ispirazione.
Dopo due lezioni mi sono resa conto che potevo affrontare il gruppo di teatro come conduttrice.
Con l’aiuto di Bedi ho steso la trama, dovevamo vedere la paura di incontrare ciò che si cerca tanto:
la felicità. I personaggi dovevano essere o molto superficiali o tormentati e dare un percorso di consapevolezza MA non dovevo dare alcuna indicazione.
Al primo incontro dico che ognuno deve trovarsi il suo personaggio, liberamente, si inventino ciò che più le piace. Nasce la bella principessa addormentata nel bosco, l’orco, la gioia, il pagliaccio, la serenità.
Le due irriducibili: Irma e Franca, scelgono immediatamente, inconsapevolmente, i personaggi della loro evacuazione. Osservarle è scuola per me.
Chiedo di definire l’ambientazione: bosco, letto coperto di rose, un giardino rigoglioso, bianco, oro, uccellini, appuntamenti mancati.
Chiedo di preparare i monologhi, in modo che si possano definire le caratterialità dei personaggi.
Chiedo di precisare e confermare il personaggio:
Irma è la bella addormenta e Franca l’orco.
Benissimo inizia la loro terapia.
Loro sono convinte di iniziare a costruire il teatro.

Già qualcuno si era defilato, di fronte a questa metodica ortodossamente Bediana: lasciare fluire liberamente, senza giudizio o pregiudizio. Non sono in pochi a spaventarsi.
Le due no, Irma fa fatica ad entrare nel personaggio, Franca ha tutto chiaro, si aiutano vicendevolmente per non mollare.
Comunico loro il titolo: Paura, paura della felicità, e spiego che saranno tre quadri:
1° monologo della bella addormenta
2° monologo dell’orco
3° incontro tra i due
poi vedremo come concludere l’incontro con un quarto quadro, così il ciclo è completato.
Il mio “lavoro” è quello di riprenderle quando sono “mentali” e di correggere l’espressività, aggiungo allo psichico anche le “intenzioni teatrali”, un base minima ma indispensabile di “tecnica teatrale” (da dove mi è venuta lo sa solo la mia sensibilità! O forse il mio talento per il teatro).
Sono riamaste solo loro due ma non mollano. Si lavora e si lavora sul monologo. La mia pretesa, nei loro confronti, di cucire insieme recitazione ed espressione psichica le ha fatte dannare: era l’unico modo per portarle ad “entrare e uscire” dallo psichico, senza dovere ripetere tutto l’iter di rilassamento e interiorizzazione. Farle ripetere due o tre volte solo un pezzetto di storia, quella dove erano state “mentali” era davvero un’impresa ma proprio qui stava l’esercizio coatto di “entra ed esci”.
Ci si sono dannate ma ce l’hanno fatta!

Franca si dà assente varie volte ma Irma non cede e viene sola così perfeziona il suo personaggio che ha perso il letto magnifico, i petali di rose e tutto il bel giardino, ma non vuole mollare il titolo di principessa.

Intanto si perde Franca, non è più così sicura nel personaggio dell’orco.

Sono più che sorpresa di fronte a tanta tenacia, siamo tutte stanche ma non sfiduciate.
Inizio a domandare loro se riscontrano qualche affinità con alcuni aspetti del loro vissuto, si, no, forse, ridiamo. In un incontro entro tra loro con l’annunciato terzo personaggio: il guerriero.
In realtà lascio muovere la sensibilità psichica, sono stanca di osservare le loro evacuazioni ed ho voglia di “muovermi” un po’.
Si fermano, sono sorprese, qualcosa è cambiato in loro, vanno un po’ in crisi col loro personaggio. Sono più che mai consapevole che sto chiedendo molto alla loro poca esperienza e glielo ricordo sovente. Riconosco quasi totalmente le affinità col loro vissuto.
Continuiamo stancamente, sento che non ce la fanno più, e neppure io tanto che una volta mi dimentico dell’incontro: mentre loro mi aspettavano in palestra io ero tranquilla in vasca da bagno.
Siamo alla fine, non si può tirare oltre.
La bella principessa non è più addormentata e neppure principessa, è diventata semplicemente una bella un po’ stupida e decisamente superficiale….ma resta sempre “bella”.
In un incontro dico di osservare il loro personaggio, dopo il rilassamento, come se fossero sedute in platea. Quando riaprono gli occhi SONO ARRIVATE!
Hanno finalmente vissuto l’esperienza meravigliosa che tanto desideravo per loro.
Bene la terapia è finita ora iniziamo il teatro.
Sorpresa, confessione di intuizioni qua e là e un bel respiro di sollievo.
Si perfezionano i personaggi ed i quadri si riducono a due. Quando arrivano a uno si presenta l’occasione di rappresentare il loro lavoro nel simposio di Filosofia Acquariana (arte psichica) : entusiasmo e timore ma, ancora, grande impegno.

In tutti questi mesi mi sono sempre chiesta perché non partecipavo anch’io, a volte mi mettevo dentro ma era più per mio desiderio di fare qualcosa in quel momento che ruolo di personaggio. Poi un giorno ho capito, il mio personaggio in questo teatro è: la regista.

Ringrazio Irma e Franca per la loro, davvero ammirabile, tenacia e ringrazio la Scuola Bediana per avermi dato i mezzi per fare tutto ciò.

Chiudo anch’io con una poesia scritta quando ero apprendista, di Baba e Atonia, e già potevo godere dei frutti dei loro insegnamenti, scritta nel dicembre del 1983, per me, festeggia degnamente il primo ventennio del mio vivere la filosofia Bediana ed il primo decennio del trapasso di Baba Bedi.

Senza titolo
Prima delle tue labbra
la tua anima
mi chiese la via.
a mia mente è troppo povera
per formulare un degno ringraziamento
al Maestro che mi ha donato la gioia di osservare
il tuo primo volo.
Ti ho visto
dopo fatiche e scoramenti
posarti sul ramo più esterno.
Oggi il tuo volo si è affrancato
Oggi sono felice
Il mio cuore è colmo di gratitudine
per chi mi ha dato la possibilità
di godere la gioia
di ricordarti quel che già sapevi.
Franca Alleva

FRANCA SCARPAT

UNA STAGIONE TEATRALE

Le impressioni dei partecipanti che hanno concluso il percorso e rappresentato lo spettacolo in vari ambiti:
al Simposio di Arte psichica a Milano; nella Galleria d’arte Sassetti all’Isola di Milano;   nel locale -La dolce vita- di Sesto San Giovanni; nel ristorante – Il Barbagianni – di Cinisello Balsamo;

FRANCA SCARPAT
L’8 FEBBRAIO 2002 è iniziato il Teatro Psichico
Alla prima lezione “quella di prova” eravamo in 6 donne.
Non sapevamo cosa avremmo fatto e in quanti avremmo partecipato a questa nuova esperienza, ma la CURIOSITA’ era tanta.
Giorno di lezione venerdì, un’ora alla settimana.
Ci siamo iscritte in 5 – solo donne – ma gli ometti dove sono?
TEATRO PSICHICO: Essere attori in questo tipo di Teatro non sarà – impersonare un personaggio ma diventare il personaggio –ossia “il personaggio userà il nostro corpo per esprimersi”, PANICOio non ce la farò mai! Ho ripassato mentalmente i miei talenti e mi sono ricordata di avere quello della drammatizzazione (sospiro di sollievo) ed ho pensato che sicuramente questa esperienza mi avrebbe dato l’opportunità di approfondire, verificare e comprendere le mie CAPACITA’ -ma ero ancora inconsapevole– . Esercizio di benessere psicofisico poi 3 respiri profondi.
Le “materie” da approfondire sarebbero state:
EMOZIONI interiorizzazione – da dove parte ed impatto sui 5 sensi –
CONCETTO qualità+funzione interiorizzazione e impatto sui 5 sensi
SIMBOLOGIA OGGETTIVA
Oh no io con la simbologia oggettiva ho sempre avuto problemi, non l’ho capita bene, questa non ci voleva ! iniziavo a diventare consapevole di quanto avrei APPROFONDITO
Non vi dico lo stupore quando Franca A. ci ha comunicato che della nostra rappresentazione saremmo stati: autori, registi, attori, cantanti, ballerini e poi
“Non ce la faremo mai!” “Che PAURA “.
Dopo un mese – di allenamento avevamo trovato il titolo ed i personaggi, titolo “ PAURA…PAURA..PAURA..”
Personaggi : ORCO (il mio)
LA BELLA ADDORMENTATA NEL BOSCO (Irma)
LA SERENITA’ (in attesa di attore)
LA GIOIA DI VIVERE (Paola)
LA GUERRIERA (Franca A)
la Regista “GUERRIERA” ci suonava un po’ scomodo “La Guerriera ci avrebbe fatto vedere i sorci verdi!!!”
Al secondo mese (Aprile 2002) avevamo già pronto un primo quadro dello spettacolo, i monologhi dei personaggi ed eravamo rimaste in 4 + il regista
Devo confessare che aspettavo con timore il venerdì. Sentivo pressione allo stomaco – ed ogni volta che cercavo di parlare con Irma del teatro, lei si negava – pensare al teatro le creava ansia – , figuriamoci il parlarne! Avevo sempre pensato al TEATRO con serenità e che fare l’attore sarebbe stato un divertimento invece era diventato un TORMENTO!!
Più il tempo passava più aumentavano le scuse! Eppure ogni venerdì – dopo il teatro ci (io e Irma) sentivamo super felici – ci scoprivamo sempre più capaci VERIFICAVAMO le nostre capacità, riuscivamo dove non avremmo mai pensato di farcela ma ogni venerdì l’ansia e l’insicurezza prendeva il sopravvento sulla gioia provata per i risultati !!
A luglio  eravamo rimaste in 2 + il regista (speriamo che il regista non si dimetta per la disperazione) avevamo completato il primo atto ed avevamo anche cambiato il titolo in PAURA … PAURA ..DELLA FELICITA’
Osservazioni :
PAURA di uscire dallo SCHEMA che io conosco, PAURA di cambiare.
Ci danniamo per cercare quello che vorremmo raggiungere, la FELICITA’ se l’ho conosciuta quando sono stato felice?  PAURA ora che sono felice chissà cosa mi succederà. PAURA credevo di essere felice ma (aspettative) deluse. PAURA DI CAMBIARE e perché proprio ora che sono vecchio (quello che conosco mi permette di vivere? Come?) PAURA, ORMAI sono vecchio “finché respiriamo possiamo evolvere” e non basta respirare per affermare di essere vivi !! perché il nostro “ ESSERE” muore giorno dopo giorno.
Ogni tanto veniva a vederci qualcuno da noi invitato. Eravamo alla disperata ricerca di comparse, di nuovi personaggi ma tutti dopo averci viste ed aver sperimentato su se stessi esordivano così: “all’inizio temevo di non farcela, è stata un’esperienza fantastica, è troppo bello ci vediamo la prossima volta, che gioia ho provato, che FELICITA’
Quelle persone non le abbiamo più né viste né sentite!!!!! Com’è questo fatto?? Certo, il titolo non era incoraggiante e ci veniva da sorridere!!!!
Finalmente anche il secondo quadro era pronto, ora veniva la parte più importante “la conclusione” alla quale pensavamo che non saremmo arrivate facilmente!
L’interpretazione del personaggio avviene (per noi dilettanti allo sbaraglio) ad occhi chiusi ovviamente se qualcuno non ci riprende con una cinepresa io e Irma non possiamo rivedere il movimento del proprio personaggio nell’insieme (mentre per i dialoghi abbiamo registrato delle audiocassette) quindi mi sorgeva spontanea una domanda: “Sarò un vero ORCO?” e la risposta arrivò dallo sguardo di una bimba che una sera casualmente venne ad assistere, “sembrava avesse visto un orco”, passato lo stupore generale scoppiammo tutte e 3 in una grassa risata e la bambina “sollevata” ci salutò.

Cominciava a subentrare in noi la noia e lo scoraggiamento, la voglia di abbandonare ma non trovavamo scuse abbastanza valide da presentare al Regista.
E arrivarono le vacanze di agosto.
Alla ripresa del teatro ( a settembre) eravamo decise: avremmo interrotto “sentivamo entrambe (io e Irma) che il nostro bisogno di teatro si era esaurito (incredibile come la PAURA di ricominciare, di non riuscire e l’impegno e la ricerca ci avesse fatto trovare la scusa giusta ma il Regista “non la bévve”, e così rivedemmo i personaggi, modificammo l’ambiente, inconsapevolmente cambiammo i dialoghi e continuammo a rimanere in 2 persone + il Regista.
Ma a gennaio (2003):
Basta non ce la faccio più, che noia che barba, questa sera chiederò a Franca un lungo rilassamento invece dell’esercizio di benessere psicofisico e poi mi sto annoiando! Come smettevo le mie lamentele iniziava il borbottamento di Irma, fino all’arrivo sul posto dove rassegnate liberavamo un pietoso sospiro ma quando siamo entrate il Regista ci ha chiesto di rilassarci (caspita la mia sensibilità funziona!)  avremmo provato una cosa nuova quella di chiamare ognuno il proprio personaggio e rimanere a guardarlo ed ascoltarlo – proprio come se fossimo state sedute in una platea. INCREDIBILE su quel palco ho visto un personaggio completamente diverso da quello che avevo rappresentato fino ad allora e di fronte al nostro sguardo stupito e incredulo, alle nostre domande la Regista con sorriso ci ha comunicato: Ragazze, la terapia è finita, ORA COMINCIA IL TEATRO!!!!

Programma:

I personaggi : l’ORCO si chiamerà: ASDRUBALE
la bella: ISABELLA
d’ora in avanti indosseranno gli abiti di scena e gli occhiali ed il titolo nuovo sarà: SE  CAMBIASSI GLI OCCHIALI
e la prima rappresentazione avverrà il 9 marzo al SIMPOSIO di arte psichica.
Da quella sera la mente ha cominciato a condizionare il nostro teatro, il personaggio veniva sopraffatto dall’attore quindi compito a casa “di castigo”: “scrivere 100 volte : “devo lasciare esprimere il personaggio” e da non credere abbiamo completato lo spettacolo!
BUON DIVERTIMENTO A TUTTI !!
Desidero ringraziare di cuore Franca: per averci dato l’opportunità di vivere questa esperienza, per aver saputo cogliere ogni momento di stanchezza che ha trasformato ogni volta in qualcosa di nuovo, di diverso, per averci stimolato e sostenute pazientemente, e non, fino alla “fioritura delle nostre capacità”.
Un grosso complimento anche a noi (io e Irma), per aver affrontato le paure, per essere arrivate fino in fondo alla realizzazione dello spettacolo……..e all’inizio della scoperta di noi stessi
In tutta franchezza questo spettacolo lo intitolerei: E SE TOGLIESSI GLI OCCHIALI a Voi scoprire perché!
Franca Scarpat

IRMA BROER

In primavera dell’anno 2002 ho ricevuto da Franca Alleva la comunicazione: si costruisce il gruppo teatrale “soleluna”, chi vuole partecipare? Io, Irma.
Non aspettavo altro.
Dopo il primo incontro informativo, qualche “ripasso” sulle espressioni psichiche di canto e danza Franca A. ci fa la domanda:
Quale personaggio ti piacerebbe essere?” La “Bella addormentata” ! Risposta spontanea ma anche motivata perché per anni ho fatto la “bella addormentata”, non vivendo le mie capacità, poi la filosofia di Pyare Lal Bedimi ha svegliata come il “Principe Azzurro” al “mio Essere”.
Sono seguite ricerche sulla simbologia oggettiva.
Ci sono stati momenti di confusione della specie: “non hho capito che cosa non ho capito”.
Siamo arrivate alla conclusione che il personaggio della principessa era troppo “irreale”, quindi la “Bella” è diventata Isabella, una donna “comune” dei nostri tempi, tante qualità e praticamente “il mondo e gli uomini ai suoi piedi”, ma Isabella è troppo superficiale, guarda solo l’esteriorità e quindi quando trova il suo uomo ideale, che cerca disperatamente perché ha bisogno d’amore, non è mai contenta, per qualche piccolo particolare che “non va” perché non corrisponde al suo “modello” di uomo.
Il titolo iniziale era “Paura, paura della felicità”, che ha suscitato una certa inquietudine nel gruppo, che nel frattempo si era ridotto a 2 membri: Franca Scarpat ed io (gli altri probabilmente sono fuggiti dalla felicità). Andando avanti mi ha assalito il dubbio che stavo facendo una terapia sul problema “paura della felicità”.
Ho vissuto una vasta gamma di emozioni, da un’ansia incredibile o un’impazienza gioiosa, dopo le prove le emozioni erano da “ancora più ansia e confusione” o “semplicemente felice”.
Ci sono stati momenti di pianti, lacrime di gioia con abbracci, momenti di rifiuto ma accompagnato da “teniamo duro”.
Ci sono state “fughe” dalle prove con tutte le scuse “impossibili”. Con la mia “compagna di dolore, Franca S. ci facevamo coraggio a vicenda. Ero sempre più consapevole che stavo interpretando un “modello” di donna e, purtroppo o meno male, mi sono riconosciuta in questo modello, almeno in parte.

E’ arrivato anche il momento fatidico del “non ne posso più, BASTAAA!”. A QUEL PUNTO Franca A. ci comunica allegramente: “la terapia è finita, adesso comincia il vero teatro”.

Finalmente siamo riuscite ad osservare i nostri personaggi psichicamente. Fino ad all’ora avevamo dato solamente la nostra interpretazione, ma il vero personaggio era tutt’altro.
Questa scoperta è stata molto affascinante, appunto per questa differenza notevole.
Tutta la “storia” è stata “scritta” dalla nostra sensibilità, tutti i monologhi sono “usciti da soli” e che meraviglia come si sono “incrociati automaticamente” i dialoghi.
Il lavoro che mi ha dato più soddisfazione è l’espressione delle emozioni di Isabella attraverso la danza e il canto. Adesso siamo arrivate alla presentazione del “nostro” spettacolo: – Modelli – .
Irma = Isabella .
RINGRAZIO la VITA che ci da la continua possibilità di “RISVEGLIARCI” per poter scegliere di ESSERE.

Anche se la seguente poesia è stata scritta nel “LONTANTO 1997” è tuttora valida perché è un CONTINUO RISVEGLIARSI. Secondo me si collega al personaggio di Isabella che decide di CAMBIARE, quindi di risvegliarsi, per ESSERE se stessa, diversamente fino ad ora, quando non si sa, ma comunque SARA’ perché Isabella ha fatto la sua scelta. Questo vale per tutti i “modelli”: diventare consapevoli dello stato di “esistere”, risvegliarsi, uscire dai modelli per ESSERE … Attraverso la filosofia Bediana ho scoperto il “grande meraviglioso universo in me stessa”.
RISVEGLIO
Stavo dormendo
sognando la vita
legata dalle catene del non-movimento
incubo nero dentro di me
mi sono svegliata
liberata
dalle catene dell’immobilità
mi sono tolta i vestiti dell’apparenza
uno per uno
via
con fatica enorme
con grande sofferenza
adesso sto qui
nuda
alle luce
proprio come sono
IO.
La nostra registra Franca A. è stata una “guerriera di luce” che con la sua “spada di chiarezza” ha colpito senza pietà (giustissimo) tutte le nostre illusioni (facendoci a spezzatino e delle volte anche alla brace) per metterci di fronte alla realtà: le nostre capacità.
E’ stata “tremendamente” rigorosa, “pretendendo il massimo possibile” di ognuno di noi! Ma proprio per questo un grazie dal profondo del mio cuore per TE Franca A., per averci trasmesso questa saggezza! Questi incontri rimarranno per noi un’esperienza indimenticabile, nel dolore e nella gioia comune!
Irma Broer